Benvenuti/Welcome in Sogni senza Tempo

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domenica 11 aprile 2021

Aprile, il mese delle vaccinazioni

 

La Pasqua quest'anno è caduta nei primi di aprile e, contrariamente agli anni passati, si sapeva già che sarebbe trascorsa all'insegna delle restrizioni da covid per cui da parte nostra non c'erano programmi speciali per trascorrerla. Inaspettatamente, invece di  colombe pasquali e uova di  cioccolato, sono arrivate le chiamate per le vaccinazioni anti-covid. Il primo ad essere stato vaccinato è stato mio figlio, che avendo fatto il covid ha ricevuto un'unica dose di vaccino cui non non seguirà il richiamo, poi è arrivata la chiamata per i miei genitori ultraottantenni. Per loro la questione è stata un po' tortuosa; non sono riusciti a leggere il messaggio sul cellulare ed hanno perso la prima chiamata. Mio marito, non appena ha saputo della questione, si è subito attivato telefonando al numero verde per le vaccinazioni e, siccome questo funziona, nel giro di pochi giorni hanno ricevuto una seconda chiamata e sono stati vaccinati anche loro. Nel  frattempo è arrivato prima l'avviso di vaccinazione  per mio marito, che è il mio "caregiver", e poi per me. L'inizio di aprile è stato segnato dall'ansia da vaccinazione, dovuta non tanto alla puntura, considerata fastidiosa ma comprensibile, quanto all'inoculo di una malattia che finora non ci aveva toccato e la paura delle eventuali  reazioni al vaccino. Premetto, prima di  altre spiegazioni, che per tutti è andata bene. Mio figlio è stato il primo ed è stato vaccinato con lo Pfizer, ci ha raccontato di aver avuto un po' di  dolenzia al braccio dell'inoculo, dolenzia che poi era passata; poi è toccato ai miei  genitori, entrambi  vaccinati con lo Pfizer, e pure loro non hanno avuto problemi. Mio marito invece è stato l'unico  ad essere vaccinato con Astrazeneca, in quanto sopra i sessanta anni e in buona salute, e anche lui non ha avuto problemi, tranne questa leggera dolenzia al braccio che poi è passata nel  giro  di pochissimo. Io sono stata l'ultima ad essere vaccinata e , in quanto "soggetto debole", sono stata vaccinata con lo Pfizer e anche per me è andato tutto bene. Mancano all'appello mia figlia e il suo compagno che, data l'età, verranno vaccinati in seguito. Nel complesso la vaccinazione non ha dato fastidi ed è stata tollerabile. Per la mia famiglia è avvenuta in questi centri allestiti in edifici  riconvertiti ed è risultata valida sia per l'assistenza che per l'organizzazione, per me è avvenuta in ospedale. Avrei  voluta farla anche io in uno di  quei  posti 😒 Arrivare all'ospedale in cui dovevo andare è stato difficile; il parcheggio dell'ospedale era chiuso in quanto ci hanno  allestito un ospedale da campo militare, probabilmente una struttura covid, per cui mio marito ha dovuto trovare posto in parcheggio più lontano e a pagamento. Poi andare dal parcheggio all'ospedale è stato complicato e, dovendo usare il deambulatore, ho dovuto districarmi tra auto parcheggiate e strade trafficate; quando ho  finalmente raggiunto il punto stabilito di vaccinazione, ho  avuto la brutta sorpresa di non trovare l'accoglienza. Nella piccolissima reception non c'era nessuno, né un infermiere o altra persona cui  rivolgersi e, nel giro di un minuto, hanno cominciato ad arrivare tutti i convocati che l'hanno riempita con il rischio di  assembramento. Tutti quanti eravamo già muniti dei moduli specifici, scaricati da internet e debitamente compilati, pronti per la consegna al fine di velocizzare la cosa, invece abbiamo scoperto che ne dovevamo compilarne altri forniti dall'ospedale stesso. In breve è scoppiato il malumore generale per la mancanza di  comunicazione, la similarità di modulistica da compilare e la disorganizzazione. Finalmente in quel trambusto generale è poi arrivata un'infermiera che ci  ha fatti accomodare in una saletta adiacente, vuota e senza servizio di  sicurezza, in cui tutti quanti hanno cercato di  sedersi e di mantenere il più possibile le distanze e poi, dopo un po', sono iniziate le vaccinazioni. A differenza della disorganizzazione di accoglienza, il personale addetto alla vaccinazione è stato gentilissimo, efficiente e premuroso. L'inoculo dura in totale tre secondi d'orologio, non si  sente l'ago né in entrata, né in uscita ma solo questo liquido  che penetra soffusamente nel braccio. Dopo due minuti si comincia ad avvertire un leggero intorpidimento al braccio che poi svanisce spontaneamente nel  giro di qualche minuto e, trascorso il fatidico quarto d'ora nella saletta di prima tra gente che arriva o se ne va, si può finalmente tornare a casa. Credo che complessivamente il disagio più grande sia stato l'ansia da vaccinazione che la vaccinazione in sé. I moduli che si compilano prima di fare il vaccino vengono letti in tutti i punti cruciali e vengono fatte domande specifiche al paziente prima di  vaccinarlo per cui, se dovesse malauguratamente succedere qualcosa, si è pronti ad intervenire in tutta sicurezza. Tra tre settimane tutti noi che abbiamo fatto lo Pfizer dovremo  fare il richiamo, l'unico che dovrà farlo  tra tre mesi è mio  marito in quanto ha fatto Astrazeneca. Non so  che pensare per quanto  toccherà a me; ritornare in quel posto con quei  disagi  organizzativi mi mette in apprensione 😖



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